
TUTTOFOOD 2026 cresce ancora: Milano hub internazionale del food
Il 14 Maggio chiude, a Rho Fiera Milano, l’edizione 2026 di TUTTOFOOD 2026, una manifestazione che nel giro di appena due anni ha completamente cambiato scala, ambizioni e posizionamento internazionale.
Non più soltanto appuntamento fieristico nazionale dedicato all’agroalimentare, ma piattaforma globale capace di competere con i grandi hub europei del settore. E i numeri raccontano una trasformazione che va ben oltre la semplice crescita espositiva.
Da fiera di settore nazionale, a crocevia globale del food business
L’edizione appena conclusa segna infatti un passaggio simbolico importante per il comparto food & beverage italiano: il consolidamento dell’alleanza tra Fiere di Parma e Fiera Milano, con il coinvolgimento internazionale di Koelnmesse, organizzatore di Anuga.
Un progetto che punta apertamente a dare all’Italia una manifestazione agroalimentare di dimensioni realmente globali, in grado di trattenere nel Paese buyer, investimenti e networking internazionale che storicamente gravitavano attorno alle grandi fiere estere del settore.
I risultati del 2026 sembrano confermare la direzione intrapresa.

La crescita da record in numeri
L’edizione 2026 ha registrato:
- 123.000 presenze complessive
- oltre 4.000 buyer internazionali
- più di 5.000 brand presenti
- 10 padiglioni espositivi
- oltre 82.000 metri quadrati di area espositiva
- più di 250 eventi, forum e convegni
- oltre 1.200 giornalisti accreditati
Un salto evidente rispetto alle edizioni precedenti: appena due anni fa gli spazi espositivi si fermavano a 47.000 metri quadrati e le presenze oscillavano tra 60 e 70 mila visitatori. Anche rispetto alla scorsa edizione, chiusa a quota 95.000 ingressi, la crescita appare significativa.
Dietro ai numeri c’è da sottolineare soprattutto un elemento strategico: la qualità internazionale del pubblico professionale. Buyer provenienti da Europa, Nord America, America Latina, Medio Oriente e Asia hanno confermato come il baricentro commerciale del food globale stia diventando sempre più multipolare.
fonte dati: comunicato stampa tuttofood
Il food italiano gioca “in casa” la partita globale
Il punto centrale emerso durante tutta la manifestazione è uno: il food italiano non vuole più limitarsi a esportare prodotti, ma punta a esportare influenza culturale, modelli distributivi e capacità industriale.
In un contesto segnato da tensioni geopolitiche, nuovi dazi, instabilità delle filiere e ridefinizione dei mercati internazionali, avere una grande piattaforma fieristica nazionale significa creare un presidio competitivo stabile per il Made in Italy.
Un aspetto tutt’altro che secondario se si considera che oggi l’export agroalimentare italiano supera i 70 miliardi di euro e che il comparto rappresenta una delle infrastrutture economiche più strategiche del Paese.
Non solo business: il cibo come linguaggio culturale
Uno degli aspetti più interessanti di questa edizione è stata la volontà di trasformare la fiera da semplice vetrina commerciale a spazio culturale.
Tra i temi più discussi:
- sostenibilità delle filiere
- resilienza agroalimentare
- food innovation
- retail evoluto
- beverage pairing e mixology
- valorizzazione delle Indicazioni Geografiche
- identità territoriale del cibo italiano
Grande attenzione anche alla cucina italiana come patrimonio culturale e strumento di “soft power”, concetto ormai sempre più centrale nelle strategie internazionali del food Made in Italy.
Perché oggi il cibo non è più soltanto consumo: è racconto, reputazione, turismo, diplomazia economica e identità nazionale.

Dal business al carrello: i trend destinati a guidare il mercato
Per i professionisti del settore, TUTTOFOOD resta soprattutto un osservatorio privilegiato sui trend che nei prossimi mesi influenzeranno distribuzione e consumi, potendo leggere tra gli stand alcuni segnali molto chiari.
Tra le direttrici più visibili emerse nel 2026:
- crescita dei prodotti ad alta identità territoriale
- aumento delle referenze premium accessibili
- packaging più sostenibili e narrativi
- contaminazione tra beverage, mixology e gastronomia
- centralità delle filiere trasparenti
- nuovi format retail ibridi tra esperienza e convenience
- espansione dei prodotti italiani nei mercati asiatici e mediorientali
Interessante anche il ritorno della “qualità percepita” come leva centrale: meno ossessione per la quantità, maggiore attenzione a origine, storytelling e autenticità del prodotto.
Partnership e strategia: la nuova fase di crescita
La crescita di TUTTOFOOD 2026 rappresenta senza dubbio un segnale forte per il sistema fieristico italiano.
Antonio Cellie - AD di Fiere di Parma – “uno stimolo ad insistere su questa traiettoria” - ha dichiarato – “Una traiettoria costellata da partnership strategiche, acquisizioni e investimenti mirati e ponderati, internazionalizzazione di tutti i nostri prodotti e progetti".
Si legge dunque chiaramente la volontà di trasformare il successo di questa edizione in un appuntamento stabilmente centrale nelle agende internazionali del food business.
Il 2026, infatti, sembra aver dimostrato che l’Italia — nel settore food — non vuole più essere soltanto il Paese dei prodotti eccellenti. Vuole diventare anche il luogo in cui il business globale del cibo prende forma.
fonte dati: comunicato stampa tuttofood

